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20100208

Carnevale a Vaiano

Ringrazio calorosamente tutti i gentilissimi protagonisti di una giornata molto divertente.

Stefano


Il Tenente Sauro



Maurizio


Le majorettes Carolina, Teissa e Giada


Arianna


Sauro, Davide, Annarosa


Erika

20100102

Il Mio 2010



Tre rose appassite.



Piatto di lenticchie, ne avrò bisogno (photo by Buddhadharma).



Qualcosa di nuovo nascerà (photo by Guinnie).




Rose appassite (particolare).



Oblò di un aereo in volo (photo by Dantada).

20091220

E allora sono pazza: io ti amo! (Santo Natale 2009)




AMAMI COME SEI

(Mons. Lebrun)

"Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze le infermità de tuo corpo; so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: Dammi il tuo cuore, amami come sei...

Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi.
Amami come sei.

In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nell'infedeltà, amami... come sei... voglio l'amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto non mi amerai mai.

Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l'Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore?

Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti, ma per ora ti amo come sei... e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: Gesù ti amo.

Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento. Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore.

Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo.
Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai... perché ti ho creato soltanto per l'amore.

Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re! Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allargare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, moriresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia.

Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia anche l'azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia...

Non ti preoccupare di possedere virtù; ti darò le mie. Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l'amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare...

Ma ricordati... amami come sei...
Ti ho dato mia Madre: fa passare, fa passare tutto dal suo Cuore così puro.

Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all'amore, non mi ameresti mai... Va..."

20090702

Un giorno speciale

Ne avevo in mente un paio bellissime ma troppo "classiche" per il mio stile.

Questa mi è sembrata la più adatta, vuoi per il film che tanto mi è piaciuto, vuoi per il mio amore sconfinato per il pianoforte.

E anche se i suoi gusti al momento sono ancora incerti, spero che apprezzerà.

Se non amassi sarebbe tutto più semplice.

Ma se non amassi sarei un essere inutile e dannoso.

In un certo senso è un'arma a doppio taglio...

Il prezzo da pagare è altissimo ma (e qui nasce l'imbroglio), nel momento in cui conosci per la prima volta questo tipo di amore, non potrai più farne a meno, una catena di sofferenza, qualche rimorso e gioia smisurata.

Grande consolazione: una cosa buona nella mia vita sono riuscita a farla, per sempre e comunque vada.

Il regalo più grande che posso fare alla persona più rompicoglioni ed importante della mia vita?

La libertà, naturalmente.

Dio voglia che non mi lasci mai.

20090507

Festa della mamma 2009

Alla mia mamma che adora Zucchero.

E conoscendomi non si stupirà se Le dedico proprio questa...

:)

20090412

L'attimo infinito della Resurrezione


Tratto da: La morte di Ivàn Il'ìč - Lev Tolstòj


«E la morte dov'è?»

Cercò la sua solita paura della morte, la paura d'un tempo, e non la trovò. Dov'era? Quale morte? Non c'era nessuna paura perché non c'era nemmeno la morte.

Al posto della morte c'era la luce.

«Allora è così!» disse improvvisamente ad alta voce. «Che gioia!»

Per lui tutto avvenne in un attimo, e il significato di quest'attimo ormai non poteva più mutare. Per i presenti la sua agonia si protrasse ancora per due ore. Nel suo petto gorgogliava qualcosa: il suo corpo emaciato sussultava . Poi il gorgoglio e il rantolo si fecero sempre più rari.

«È finita!» disse qualcuno sopra di lui.

Egli udì queste parole e le ripeté nella sua anima. "È finita la morte" si disse "Non esiste più".

Inspirò l'aria dentro di sé, si fermò a metà del respiro, si allungò e morì.

20090410

Eloi, Eloi, lamma sabactami?


Tratto da: Der Gott und der Götzen

È il tempo dell'eclissi del Sole che precede il terremoto. Attraverso la notte il corpo pallido del Dio morente luccica come fosforo, luccica ma senza illuminare. Anche le stelle hanno perso la loro luce, poiché LUI ha preso tutta la luce.

La croce è circondata da solitudine e la Terra è come disabitata. Allora, tra i rantoli dell'agonia, il Salvatore chiama attraverso il deserto: “Dio, mio Dio! Perché mi hai abbandonato?”.

La sua voce non trova eco. La natura non riconosce più la voce come non conosce più la luce.


Ma dall'oscurità si addensa il contro-dio. Sospeso su nuvole nere arriva davanti alla croce.

Lui è Shiva, il distruttore, lui è Priapo con il simbolo osceno, con la maschera schernitrice di ciò che si chiama AMORE. E l'idolo parla:


“Chi chiami? Siamo rimasti solo noi, ci sei soltanto tu e io, il tuo eterno contrasto, nient'altro. Tu chiami il dio che hai attirato verso di te. Nella ricerca della tua divinità hai tolto dio dal mondo; dov'è un altro dio oltre a te?

Hai voluto eliminare il tuo odio ma alzando la spada contro di lui sei diventato il suo schiavo. Ora la tua creatura si è rivolta contro te e ti ha inchiodato alla croce. Guarda, io sono la tua creatura, il frutto del tuo odio. Mi volevi annientare e invece mi hai fatto ingrassare.

Quando allora ti promisi i tesori del mondo, ah, se fossi caduto in ginocchio davanti a me; li rifiutasti, tu odiavi già le opere di colui che ora chiami perché gli volevi somigliare; allora ti risposi con disprezzo. C'è scritto: Devi adorare il Signore, tuo Dio, ed essere solo suo servitore. Chi è ora il tuo signore se non io? Oltre a noi due non c'è più nulla.

Anch'io devo sparire nel momento in cui tu muori. Ma questa è stata forse l'opera della tua vita?

Non insegnavi forse: Amate i vostri nemici!

Ora amami, ama il tuo ultimo e peggiore nemico.

Soltanto perché il tuo amore non era perfetto mi ha creato con quella terribile maschera che ora vedi davanti a te. Quella volta, nel deserto, ero bello. Ti ordino ancora una volta di adorarmi. Amami! Riconosci che io sono il tuo dio, tuo padre!”


Allora Gesù alza lentamente la testa e i suoi occhi si fissano sul terribile viso del nemico. Poi trasfigurato da un amore senza limiti dice:

“Padre, nelle tue mani metto il mio spirito!”

E la luce che emana dal corpo sacro comincia a rilluminare la Terra. Il Sole esce e le nubi nere, il trono del contro-dio, spariscono nel nulla. Un profondo tuono fa scuotere l'aria, la Terra trema, il velo nel Tempio si strappa e davanti ai fedeli si apre il Sacrissimo.

Il morente sguardo del Salvatore include la natura liberata.
E si sente forte la sua voce che dice:

“È fatta!”

20090308

Festa della Donna


Tratto da:

Sola come un gambo di sedano - Luciana Littizzetto

Questioni di cesso

Basta con sta festa della donna. Ammucchiamo queste maledette mimose e facciamo un falò. Ormai ci siamo emancipate. Siamo uguali agli uomini. Ci viene l'infarto anche a noi. Cosa vogliamo di più? La prostata, forse? O la barba... visto che i baffi già ce li abbiamo... Un esempio per tutti. La questione bagno. Sulla gestione quotidiana del cesso si scatenano delle vere guerre sociali. Sono anni ormai che lui e lei lottano per avere gli stessi diritti. Risultato? Parità assoluta. Uno a uno. Come mai proprio sulla toilette si scatenano le bufere? Non è difficile. Perché il bagno è un tempio. Un luogo sacro dove si celebrano i riti personali più svariati. Eh sì, perché nel bagno non si va mica solo a fare. Nel bagno si sta. Il bagno è un pensatoio. Io sono convinta che le sue strategie militari Napoleone le escogitasse proprio qui. Il problema sta nella permanenza. Una volta entrati non si esce più. Hai voglia a bussare. Altro che Grande Fratello. Manca solo la Marcuzzi. E l'asse del water? Loro la lasciano su. E noi? Due volte su tre ci accomodiamo sulla ceramica gelida e malediciamo il giorno in cui ci siamo fidanzate. A meno che loro non siano della banda della goccia e a noi tocchi far pipì in bilico come le guide alpine. Loro si tagliano le unghie dei piedi sparandole ovunque come boomerang e noi lasciamo i capelli in giro come liane. E poi c'è la polemica del dentifricio. noi che siamo creative lo schiacciamo a caso, da metà, dall'alto, come un brufolo, come un campanello. E loro si imbufaliscono... loro, che lo spremono da anni con certosina precisione dal basso verso l'alto. Peccato che tutto 'sto puntiglio non lo mettano nel fare la doccia. Le loro docce sono alluvioni. Disastri naturali. Tocca chiedere lo stato di calamità. Ripicca migliore non c'è che usare il loro rasoio per depilarci i polpacci. Noi facciamo tric tric e loro... sbrat... si scarnificano come Scarface. Io lo faccio sempre, ma di nascosto, perché se lui mi becca mi gira la testa al contrario come si fa per uccidere i polpi.



Tette e matite


Esperimento fallito, porca di una miseria...non l'avrei mai detto. Mi sentivo così sicura, così piena di me e invece... sarà stato un caso? Boh, io intanto col cavolo che ci riprovo. A far cosa? La prova matita. Quella per verificare la prestanza delle tette. Vuoi sapere se il tuo è ancora un seno che può dare qualche soddisfazione? Fai così.
Prendi una matita e sistemala lì sotto. Se cade, tutto ok. Vuol dire che le tue tette se ne stanno ancora su, belle tronfie e sparate verso il cielo in atto di ringraziamento. Se invece la matita rimane incastrata là sotto come in un portapenne naturale, allora attenta a quelle due perché non tarderanno a deluderti.
Io devo essere disossata perché una matita cade e l'altra rimane incastrata. Vuol dire che sono dissociata anche in fatto di tette? Non ci posso credere. Ho provato persino con un pennarello di quelli indelebili, per il vetro... uguale!
Secondo me è l'esperimento che è poco attendibile. No, dico... metti che sei piatta come un vassoio... chiaro che la matita cade... non ce l'hai il seno, sei piallata come una tavola da windsurf.
Chissà se la Marcuzzi ha mai fatto l'esperimento! Mi sa che a lei sotto le tette stanno intere confezioni da venti quattro di pastelli a cera a punta larga.
Certo che siamo piene di fisse. Gli uomini mica la fanno la prova matita. Magari a quindici anni sperimentano il sistema metrico decimale calcolando la lunghezza della loro virilità ma poi la smettono. Noi no. Siamo severissime con noi stesse e poi accomodanti come una cuccia d'anguria quando si tratta di uomini. Diciamola questa verità. Per dire... Lucy adesso sta con uno che ha cento denti di cui almeno una diciottina non sono suoi. sembrano fatti di latte condensato. Molly flirta con un infermiere che fa i prelievi e ci ha la faccia da Nosferatu e Cresy con una specie di Mister Bean ma più brutto. Se ne vedono proprio di cozze e di crude.

Donna baffuta sempre piaciuta. Ma a chi?

è inutile foderarsi gli occhi con la pancetta. Fare finta che non sia vero. Madre natura ha deciso così. Anche noi donne, come gli uomini, abbiamo i baffi. Forse un po' meno, a volte, ma li abbiamo.
Una mia vecchia zia era così baffuta che sembrava Che Guevara. Cosciente dell'orrore, l'universo delle femmine si divide in tre grandi fazioni. Quelle che dicono: «Se li ho, serviranno». Per cosa? Per riparare il labbro dalle correnti d'aria o per sistemarci le luminarie di San Giovanni? Allora fai così. Tienteli pure. A Carnevale fai direttamente il sergente Garcia, che è una maschera che piace sempre tantissimo. Poi ci sono le donne di centro che invece optano per l'asportazione del pelo. Striscie di miele, rasoio, cesoie. In fondo rancarsi via i baffi è più facile che curarsi il beriberi. Ma purtroppo rimane ancora un gruppo di fesse indefesse. Di femmine trapanate nella testa. Quelle che i baffi li tingono. Quell'ossigeno che non arriva ai loro cervelli finisce sotto i lori nasi. E la cosa terribile è che non si tingono mai le bionde o le squinzie dai capelli dorati. No. Il tinteggiamento è prediletto dalle brune. Le vedi al mercato. Son tarocchi di Barbie con lo scalpo nero come la pece e spighe di grano sotto il naso. Brutte Cucinotte con deliziosi orsetti di peluche aggrappati alle narici. Ma dài, ...
Certo, così non siamo noi stesse al cento per cento. Ma siamo sicure che il nostro cento per cento sia così straordinario e imperdibile? Dubito. A una festa di compleanno mi sono avvicinata la mio amico Pino grande tombeur de femmes, che se ne stava annoiato in un angolo come in attesa del pullman, e gli dico: «Pino? Come va?».
E lui: «Stasera scogliera».
«Come scogliera?»
«Solo cozze.»
Crudele? No. Sincero. Smettiamola di credere che basti come siamo fatte dentro. Siamo noi che baciamo i rospi e quelli diventano principi. Non il contrario, purtroppo.


Anno nuovo, vita identica.

Anno nuovo. Vita? Tendenzialmente identica. Con qualche certezza in più. Tipo Cindy Crawford che nella pubblicità di un aspirapolvere ci fa sapere che detesta gli acari. Fantastico. Doveva venire lei col suo neo dall'America per dircelo. Pensare invece che noi andiamo pazze per gli acari. Li alleviamo con orgoglio negli orli dei tappeti. Con gioia lasciamo che si riproducano negli anfratti del camino. Vai Cindy... torna pure nell'Illinois e, se puoi, portati anche quella bietola di Richard Gere con le sue praline.
Che stanchezza. Non so più cosa sia la tolleranza. Sarà stata la magia del Natale. Eh, sì. D'altra parte sono una donna... E cosa fa una donna durante le feste? Si sfrange l'anima e il corpo. Con una mano ritira la tredicesima e con l'altra paga le bollette, compra i regali ai figli, fa il presepe, addobba l'albero, salda la rata del riscaldamento, sistema le camere per i parenti, fa la spesa, corre dalla parrucchiera, fa il pieno alla macchina, appende il vischio alla porta, cura l'acetone del figlio piccolo che si ammala sempre durante le feste, spedisce gli auguri di Natale ai colleghi del marito, mette a mollo le lenticchie, compra i petardi per il Capodanno e, per non perdere tempo, con una scopa legata al sedere, spazza il parquet.
E l'uomo? Sto balengo? Si mette il costume rosso e la barba bianca e fa Babbo Natale. Stop. Sto grandissimo minchione. Poi gioca tutto il tempo con i figli e dice: «la mamma di giocare non ne ha più voglia perché non è rimasta bambina come me!».
Tu non sei rimasto bambino, amore mio invertebrato, sei rimasto cretino... capisci? Son quelle tre o quattro letterine che fanno la differenza. Per te, amore mio, il massimo della trasgressione è dormire senza mutande... lo sai, fragolina mia di bosco che sei come il prosciutto di spalla coi polifosfati. A mangiarlo non è che muori ma a lungo andare ti danneggi la salute. Ah, dimenticavo. Le vedi quelle corna scintillanti rimaste sotto l'albero? Sono per te.

Su la testa.

C'è un segnale inequivocabile. Un'azione apparentemente innocua. Un piccolo gesto che annuncia che... ok, hai cominciato finalmente a prendere la tua vita tra le mani: è quando riesci a dire al tuo parrucchiere che il taglio che ti ha fatto fa schifo. Che persino la cavia peruviana di tua cugina è pettinata meglio. Che la frangia non te l'ha scalata, te l'ha mozzata come una coda di un mulo e che, per non dare nell'occhio, non ti rimane che ragliare. Che se quella che ti ha fatto è una tinta, che vada a graffitare le metropolitane di Milano, Che persino le siepi di agrifoglio tremerebbero all'idea di farsi potare da lui.
Prima o poi ci farò un libro: Lo Zen e l'arte di mandare a stendere il tuo parrucchiere. Devo spiegarlo io? I capelli di una donna sono il termometro della sua anima. Quando una purilla sta male, cosa fa? Va dal parrucchiere. Prima ancora che dall'analista. Mette quel che ha di più vuoto tra le mani del coiffeur e si abbandona fiduciosa. E magari, all'improvviso, l'incoscienza gli dice la fatidica frase: «Fai tu.»
Dire a un parrucchiere «fai tu» è un po' come decidere di fare boungee jumping senza elastico. Armato solo del suo ego colossale, come un boia al patibolo, lui darà mano alle forbici e taglierà. Tanto. Quei bei tagli asimettrici, sfilacciati, impettinabili, portabili al massimo in sfilata a Milano Collezioni. E mentre mieterà e falcerà ti dirà: «Tesoro, sei bellissima... ti mancano solo le ali per essere un angelo...» e tu penserai: «Ho le scapole alate, andrà bene lo stesso?» E soprattutto: "Quanto ci metterà mai un capello a ricrescere? Un mese? Un anno? Un decennio?".
Meglio così, comunque, che scegliere l'acconciatura sfogliando quei tremendi giornali che trovi solo dai parrucchieri, stampati in una specie di segreta tipografia di categoria, Un misto di teste a pera e tagli da Basil l'investigatopo.
E poi c'è il tocco finale. Una volta bastava la lacca a inchiodarti le chiome come Marion Cunningham di Happy Days. Adesso si va di gel, olio, schiuma, silicone... E così esci dal negozio che ci hai i capelli unti come dopo una settimana di influenza.

20090213

San Valentino

Ero in macchina e improvvisamente cuore in gola. Una canzone che conoscevo ma non riuscivo a ricordarmi, strano non è da me, un'emozione fortissima, poi ho capito e mi sono rivista da bambina, seduta nel mio angolino nascosto e in solitudine, col giradischi arancione e una pila di dischi in vinile accanto.

Disco di mamma.

Non rinuncio ad un post atipico per qualunque ricorrenza e perciò ho pensato che questa canzone fosse un'occasione d'oro. A pensarci bene, infatti, gli innamorati non hanno bisogno di festeggiare alcunchè perché la loro condizione li rende già in stato di grazia.

Il San Valentino di quest'anno lo dedico a chi è riuscito a buttarsi le spalle un amore che, volente o no, è finito.

Questa "liberazione" offre un motivo molto più razionale per "festeggiare" e apre infinite possibilità di crescita personale. Non solo la possibilità di costruire possibili nuovi rapporti, rappresenta (a parer mio) la grande occasione per riuscire ad amare se stessi, per riuscire a stare bene anche da soli.

Quelli che "si bastano" sono i veri innamorati perché "non pesano" su nessun'altro.

20080617

Coraggio, Charlie Brown!


Dedicato a tutti quelli che ne hanno bisogno...

:)

20080511

Festa della mamma?

Dove sei Charlie?





Guarda come l'arcata del cielo è tutta costellata di monete d'oro luccicanti.
Non c'è neanche il più piccolo di quei globi che nel suo moto non canti come un angelo sa cantare.
La stessa armonia è nelle anime immortali ma finché siamo prigionieri di questo involucro d'argilla nato per essere fango non possiamo dirlo.

Non sono mai allegra quando sento una musica dolce...

Questo perché la tua anima è colma di attenzione. L'uomo che non ha nessun musica in se, che non si commuove di fronte a una concordia di dolci suoni è adatto al tradimento, alla frode, alla rapina.
I moti del suo animo sono scuri come la notte e gli affetti tetri come l'erepo. Mai fidarsi di siffatti uomini.

Ascolta la musica.

(W.S.)

20080501

Primo Maggio? Su, coraggio...

Tutto ciò che è stato,
se lo abbiamo visto quando era,
quando se ne va è tolto da dentro di noi.
Alla fine rimane ciò che è rimasto di ieri e
ciò che rimarrà di domani;
l'ansia insaziabile e molteplice dall'essere
sempre una stessa persona e un'altra.

Fernando Pessoa

20080324

LingueLunghe

La mia sorpresa di Pasqua...

:)



20080212

San Bisognino

Una canzone bellissima.
E non mi va di stare a cercare chissà quale altro aggettivo: bellissima.

Dedicata a tutti quegli amori difficili, immaginati, infelici, combattuti, fatti di fantasia, a quegli amori impossibili sempre in bilico tra sacrifici, lacrime
e malinconie, che non possono avere altro che un lieto fine.