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20100503

Giocando con il fuoco

Il sesso può essere mezzo di conoscenza, trasmissione di fiducia e tranquillità.

Nessuna fatica, nessuna minaccia, nessuna complicazione.

Amori erotici.

Amori sbagliati.

Amori?

20090311

Cultura "retrò"



Il mio primo libro erotico l'ho letto per puro caso all'età di 13 anni. Il motivo principale era la curiosità per qualcosa che ancora non conoscevo ma per cui, indubbiamente, provavo un certo interesse. Col passare degli anni ho continuato ad appassionarmi a questo genere di letture e ancora, con il mio avvio "all'atto pratico" (che in questo caso però non mi riguarda) ho riservato il mio interesse a cercarne una sorta di "origine storica".

Nella letteratura erotica si ritengono i Sonetti Lussuriosi di Pietro Aretino come l'avvio alla pornografia e credo che questa definizione nasca soprattutto dal tipo di linguaggio che l'Aretino usa (esplicito).
Un secolo prima di lui però vi erano altrettanti scritti proibiti che usavano molto spesso prendere di mira il clero con l'immaginabile conseguenza di scomunica e accuse di blasfemia.
Erano scritti prevalentemente in latino per una sorta di prudenza essendo una lingua dotta che non tutti potevano comprendere.
Quello che riporto a titolo esclusivamente culturale è un brano tratto da Liber Facetiarum, scritto tra il 1438 e il 1452 da Poggio Bracciolini.
Più che l'aspetto "pruriginoso" del breve racconto mi piace sottolineare l'ironia e lo scherno ai danni dell'ignoranza.

Una brevissima premessa ai fini della più completa comprensione del profilo letterario: in vari sonetti del tempo la sodomia è "riservata". Ad esempio in uno di quelli scritti da Aretino si legge che alla donna decisa ad averlo «in cul» l'amante risponde che non vuole macchiarsi di questo peccato «perché questo è un cibo da prelato».


Uno dei nostri villici, un tipo non troppo sveglio, prese moglie senza avere neppure un po’ di esperienza in pratiche d’amore. Il caso volle che una notte, a letto, quella volgesse schiena e natiche al marito, premendoglisi contro, al punto che con il membro costui giostrò l’occasione senza pensarci su molto. Felicissimo del risultato, domandò alla donna se davvero avesse due fiche, e alla sua risposta affermativa «benissimo», disse, «una mi basta, l’altra è d’avanzo». La furbacchiona, che se la faceva col piovano del quartiere, ribatté: «Perché non ne facciamo elemosina? Dammi retta, doniamola alla Chiesa e al nostro caro piovano, che ne sarà contentissimo; e a te non verrà nessun danno, visto che una sola ti è bastante». L’uomo si mostrò d’accordo […] così, dopo un invito a cena e il resoconto del caso, se ne andarono a letto in tre, con la donna nel mezzo, il marito davanti e il piovano dietro, perché si potesse godere il regalo. Il prete, affannato e voglioso della pietanza tanto ambita, attaccò battaglia per primo sul fronte riservatogli, il che mandava in sollucchero la donna, facendole lanciare qualche gridolino. Temendo allora un’invasione di campo, il marito avvertì: «Rispetta i patti, amico, e serviti della tua parte senza toccar la mia!» e il prete: «Che Dio mi riguardi! Perché dovrei occupare i tuoi possedimenti quando posso sfruttare i beni della Chiesa?».

20080929

"Pene” di morte



Tratto da:

La donna sulle dune - Anais Nin

Era a Parigi quando avevano impiccato un radicale russo che aveva ucciso un diplomatico …
A quei tempi per chi commetteva reati gravi esisteva ancora la pena di morte. Generalmente veniva eseguita all’alba, quando nessuno era ancora alzato, in una piccola piazza vicino alla prigione della Santé, dove ai tempi della rivoluzione si ergeva la ghigliottina …
Tutti gli studenti e gli artisti di Montparnasse, i giovani agitatori e rivoluzionari avevano deciso di assistere all’esecuzione. Aspettarono alzati tutta la notte, ubriacandosi. Lei aveva aspettato con loro, si era ubriacata con loro, e si sentiva molto eccitata e impaurita. Era la prima volta che stava per vedere impiccare qualcuno. Era la prima volta che era testimone di una scena che si era ripetuta molte, molte volte durante la rivoluzione. Verso l’alba la folla si spostò verso la piazza, avvicinandosi il più possibile nonostante il cordone di poliziotti, e si raccolse in cerchio. Lei si sentiva trasportata dalle ondate di folla e di gente che spingeva verso un luogo che distava dieci metri dall’impalcatura. Stava là, spinta verso il capestro, osservando affascinata e terrorizzata. Poi un movimento della folla la allontanò dalla sua posizione. Poteva ancora vedere stando in piedi. La gente la schiacciava da tutte le parti. Il prigioniero fu introdotto con gli occhi bendati. Il boia lo aspettava, poco distante. Due poliziotti tenevano l’uomo e lentamente lo portavano su per le scale del patibolo. In quel momento si accorse di qualcuno che premeva contro di lei più per ardore che per necessità. Nella condizione di tremore e di eccitazione in cui si trovava, quella pressione non era spiacevole. Il suo corpo era eccitato. Comunque, si poteva muovere a malapena, inchiodata come era dalla folla curiosa …
Due mani le circondarono la vita, e sentì nettamente il corpo di un uomo, il duro desiderio di lui contro il suo culo. Trattenne il respiro. I suoi occhi fissavano il russo che stava per essere impiccato, e che la rendeva dolorosamente nervosa, mentre nello stesso tempo due mani raggiungevano il suo seno e lo schiacciavano. Si sentì stordita da sensazioni contrastanti. Non si mosse, né girò la testa. Una mano stava ora cercando un’apertura nella gonna e trovò i bottoni. Ogni bottone che la mano slacciava la faceva ansimare di paura mista a sollievo. La mano aspettò, temendo una protesta, prima di continuare con il bottone successivo. Lei non si mosse. Poi con una destrezza e una prontezza che non si sarebbe mai aspettata, le due mani le fecero girare la gonna in modo da spostare l’apertura di dietro. In piedi tra la folla, quello che ora poteva sentire era un pene che si introduceva lentamente nell’apertura della gonna. I suoi occhi rimasero fissi sull’uomo che saliva sul patibolo, mentre a ogni battito del cuore il pene guadagnava terreno. Era passato attraverso la gonna e aveva aperto una fessura nelle mutandine. Come era caldo e solido e duro contro la sua carne. Ora il condannato era sul patibolo e il nodo scorsoio gli stava passando intorno al collo. Il dolore provocato da questa visione era così grande da rendere il contatto carnale un sollievo, una cosa umana, calda e consolatoria. Le sembrava che quel pene che si agitava tra le sue natiche fosse qualcosa di stupendo che si aggrappava alla vita, alla vita mentre la morte era così vicina … Senza dire una parola, il russo infilò la testa nel cappio. Il corpo di lei tremò. Il pene si muoveva tra le soffici pieghe delle sue natiche, facendosi inesorabilmente strada verso la sua carne. Lei vibrava di paura, ed era come una vibrazione di desiderio. Come il condannato si trovò lanciato nello spazio e nella morte, il pene vibrò dentro di lei, emettendo a fiotti la sua calda linfa. La folla le spinse l’uomo contro. Smise quasi di respirare, e, mentre la sua paura si trasformava in piacere, in piacere selvaggio sentendo la vita mentre un uomo stava morendo, svenne.


Potrei mettermi a scrivere di come il raggiungimento della morte va di pari passo a quello dell'orgasmo o dell'erotismo come protesta al potere, o ancora lasciarmi trascinare dal confronto della morte (impiccagione) con l'immortalità della vita (sperma).

Non ci penso neanche, troppo difficile, non ne sarei capace.

La verità è che trovo questo passo terribilmente eccitante.

ps: ogni riferimento a fatti, persone, nazionalità è puramente casuale.




20080616

Miracoli del Creatore

Tratto da:

Tropico del Cancro - Henry Miller

Verso l'alba siamo seduti sulla terrasse del Dome. Da un pezzo ci siamo scordati di Peckover. Ci siamo divertiti un po' al Bar Nègre e il cervello di Joe è tornato sulla preoccupazione eterna: la fica. Proprio a quest'ora quando la giornata di libertà sta per scadere, la sua irrequietezza sale fino a farsi febbre. Ripensa alle donne che si è perso durante la sera, e a quelle stabili, che avrebbe potuto avere, soltanto a chiederle, ma purtroppo di loro era stufo. Inevitabilmente gli risovviene della fica della Georgia - gli ha dato la caccia, ultimamente, lo ha supplicato di prenderla con se, fino a che non si sia trovata un lavoro. «Pazienza darle da mangiare una volta ogni tanto» dice, «ma non posso prendermela come una cosa fissa... mi guasterebbe, per le altre fiche.» Di lei gli da noia soprattutto il fatto che non riesca a ingrassare. «è come portarsi a letto uno scheletro. L'altra notte l'ho portata su, per compassione, e indovina un po' cosa aveva combinato quella troia svitata? Se l'era rasata... nemmeno più un pelo sopra! Hai mai avuto una donna che si è rasata la fregna? Repellente no? E anche buffo. Come dire? pazzesco. Non sembra nemmeno più fregna: pare un'ostrica morta, o roba del genere.» E mi racconta come fu che, incuriosito, scese dal letto, e andò a cercare la lampadina a pila. «Gliela facevo tenere aperta, e ci mandavo sopra la luce. Avresti dovuto vedermi... era comico. Mi ci misi con tanto impegno che m'ero completamente scordato di lei. In vita mia non ho guardato una fica con tanta serietà. Quasi che non ne avessi vista un'altra prima. E tanto più la guardavo tanto meno mi diventava interessante. Basti questo a dimostrarti che non c'è proprio dentro nulla, specialmente quando l'hai rasata, è il pelo che te la rende misteriosa. Ecco perché una statua ti lascia freddo. Solo una volta ho visto una fica vera in una statua -era di Rodin. Vai a vederla una volta o l'altra... tiene le gambe spalancate... non credo che avesse la testa. Fica e basta, come si suol dire. Gesù, era orrenda. Il fatto è che sembrano tutte eguali. Quando le vedi coi vestiti addosso ti immagini chissà che cosa; gli dai, come dire? Una personalità che naturalmente non hanno. Hanno un cretto fra le gambe, e basta, e tu ti monti per quel cretto e poi invece non lo guardi. Sai che c'è e pensi solo a metterci dentro il piolo; par quasi che sia il pene a pensare in vece tua: è un illusione! T'infiammi tutto per niente... per un cretto col pelo sopra o magari senza pelo. E così completamente privo di senso che provavo una specie di fascino a guardarlo. Credo di averlo studiato per dieci minuti, anche di più. Tutto questo mistero del sesso e poi ti accorgi che è nulla, un vuoto e basta. Non sarebbe divertente trovarci dentro un'armonica... oppure un calendario? Invece non c'è nulla... nulla di nulla. è schifoso. Io quasi ci diventavo matto... Senti sai cosa ho fatto dopo? L'ho scopata alla svelta e poi le ho voltato la schiena. Sì, ho preso un libro e mi son messo a leggere. Da un libro si ricava qualcosa, anche da un brutto libro... ma da una fica, è proprio tempo perso...»


Un capolavoro della letteratura moderna, celeberrimo.

Questo è un passo a dir poco agghiacciante, ma credo sia giusto considerare anche l'ambientazione e le varie circostanze descritte nel libro.

Mi sono stupita di quanto mi abbia lasciato insensibile e fredda questa riflessione terrificante di tutto il genere femminile che viene annientato e ridotto al solo organo sessuale.

Mi sono anche chiesta quanti uomini la pensassero nella medesima maniera e ancora mi sono detta che molti di quelli che si scandalizzeranno sono esattamente come il protagonista del racconto.

Forse non lo dicono.

Credo che leggere la "loro verità" con parole così crude li possa far riflettere.

Ingenua utopia.

La fica non è un cretto e non è vuota.

Questo strumento perfetto e completo serve a procreare, a riprodursi.

A dare vita.

E scusate se è poco...

20080223

Il Carnefice

Tratto da:

Il Macellaio - Alina Reyes

Tra i libri della nutrita biblioteca erotica che possiedo questo è il mio preferito e non solo perché carnivora appassionata.

Ho tralasciato un po' a malincuore di trascrivere i passi di sesso esplicito in quanto mi interessava evidenziare l'importanza dell'eccitamento mentale.

C'è questa forte sofferenza per un amore mai dimenticato e mai vissuto fino in fondo che si sfoga con la precisa volontà di distruggere quei sentimenti.

Non è chiara l'età dei personaggi anche se è facile ipotizzare una notevole differenza. Ad una lettura superficiale l'atteggiamento della protagonista può far pensare ad un comportamento dovuto alla ripicca per l'abbandono, ma io vi leggo qualcosa di psicologicamente più profondo.

A parer mio, il vero protagonista di questa storia è il sesso, usato come annientamemto di sé e personificato nella figura del macellaio. Un po come succede nel libro di Melissa P, ma qui c'è una maggiore consapevolezza di quello a cui si va incontro.

Contrariamente a quanto si pensi questo genere di situazioni è piuttosto comune ma non tutti hanno la forza interiore necessaria per renderesene conto e analizzarne le cause.

L'atteggiamento a cui mi riferisco è il sesso fine a sé stesso: un baratro gigantesco e pericoloso, perchè spesso il dono che facciamo di noi stessi è finalizzato al ricevimento di qualcosa di totalmente diverso:

Amore.

Non "buttiamoci via" in attesa di sentimenti desiderati ma non sempre possibili e non è colpa di nessuno perchè le emozioni del cuore non si possono dominare.

Generalizzando, ma neanche poi tanto, credo sia importante chiarire che, anche letteralmente, non è "regalandosi" carnalmente che possiamo ottenere amore, ma esattamente il contrario.

E allora il sesso diventa il complemento perfetto, la splendida e appagante perfezione dell'unione completa tra due persone.



L'odore dolciastro della carne cruda mi saliva alla testa. Vista da vicino, nella luce piena della mattinata estiva che si riversava all'interno della lunga vetrina, era color rosso-vivo, bella fino alla nausea. Chi ha detto che la carne è triste? La carne non è triste, è sinistra. Sta alla sinistra della nostra anima, ci cattura quando meno ce l'aspettiamo, ci trasporta su mari densi, ci affonda e ci salva; la carne è la nostra guida, la nostra luce nera e spessa, il posto d'attrazione in cui la nostra vita scivola a spirale, risucchiata fino alla vertigine.

...

E il macellaio che mi parlava di sesso per tutto il giorno era fatto della stessa carne, ma calda, e di volta in volta molle e dura: il macellaio aveva i suoi pezzi di prima e di seconda scelta, esigenti, avidi di bruciare la loro vita, di trasformarsi in polpa. E lo stesso era delle mie carni, di me che sentivo il fuoco tra le gambe alle parole del macellaio.

A quell'ora il padrone e la macellaia finivano di preparare il banco al mercato coperto e facevano le ultime raccomandazioni ai commessi; i clienti erano ancora poco numerosi. Come ogni volta che rimanevamo soli, il macellaio e io, il gioco ricominciava, il nostro gioco, la nostra preziosa invenzione per cancellare il mondo. Il macellaio veniva ad appoggiare i gomiti sulla cassa, vicinissimo a me. Io non facevo niente, stavo seduta bella dritta sullo sgabello alto. Ascoltavo soltanto.
E sapevo che, mio malgrado, lui vedeva il desiderio crescermi dentro alle sue parole, e sentiva quale fascino esercitavano su di me le sue melliflue manfrine.
"Scommetto che hai già le mutandine tutte bagnate. Ti piace che ti parli eh? Ti piacerebbe godere soltanto con le parole... Bisognerebbe allora che ti parlassi molto a lungo... Se ti toccassi, vedi, sarebbe come con le parole... Dappertutto delicatamente con la lingua... Ti prenderei tra le mie braccia, farei di te tutto ciò che vuoi, saresti la mia bambolina, la mia piccolina da coccolare... Vorresti che non finisse mai..."

...

Nel mio stato di semincoscienza mi chiedevo se fosse sul punto di godere, trascinandomi con sé; se non fossimo sul punto di lasciar colare da noi il piacere con quel fiotto di parole; e il mondo era bianco come il suo grembiule, come la vetrina e come il latte degli uomini e delle mucche, come la pancia grossa del macellaio, sotto la quale si nascondeva ciò che lo spingeva a parlare, a parlarmi sul collo non appena ci ritrovavamo soli, e giovani e caldi come un'isola in mezzo alla carne fredda.

...

Avevo incontrato Daniel da mio fratello. Daniel e mio fratello mi prendevano garbatamente in giro perchè me ne stavo in giro a dipingere cose minuscole; mi parlavano in tono paternalistico, come se fossi la sorellina minore di entrambi; mi trovavano graziosa quando per lavorare mi facevo la coda di cavallo.
Io, per lasciarmi morire d'amore come nelle favole, rinunciavo a mangiare e ogni giorno osservavo nello specchio il disegno sempre più sporgente delle costole, e il pallore che mi veniva dalla debolezza: avevo le vertigini, il mio corpo era leggero, ero trasparente al mondo.
E nel pomeriggio mi mettevo a letto, piangevo nel guanciale pensando a Daniel, e finivo col togliermi le mutandine per accarrezzarmi nella dolce malinconia e godere fino alla spossatezza.

Quella notte, quando eravamo rientrati tardi dal concerto, mio fratello mi aveva proposto di dormire da lui.
Ero stata costretta a rivoltarmi per più di un'ora nel lettone del salotto prima di alzarmi come una sonnambula, entrare nella stanza di Daniel, sdraiarmi al suo fianco.
Lui mi aveva presa tra le braccia, stretta contro di sé, e avevo sentito il suo membro indurirsi contro la mia pancia.
Rideva per il fatto di trovarmi lì, nuda in piena notte nel suo letto: e io sentivo crescere in me la paura di fronte all'atto da compiere, al corpo dell'uomo da scoprire.
Volevo amare, volevo Daniel, e mi abbarbicavo disperatamente con la pelle alla sua pelle, col mio calore al suo calore, e lui entrò in me due volte e due volte mi fece male.
Già mattina. Me ne andai a piedi. Cantavo, ridevo. Non avevo provato il piacere supremo, ma ero sverginata e folle d'amore.
Rientrata a casa avevo divorato tre arance, avevo ripensato a tutto, non potendo impedirmi di sorridere. Non sapevo ancora che lui se ne andava. Non sapevo ancora che lui se ne sarebbe andato così spesso per tornare così di rado, che l'attesa sarebbe stata così lunga, così poche le notti e mai il godimento.

...

Daniel, questo pomeriggio, forse, andrò dal macellaio. Non ti arrabbiare, amo soltanto te. Ma il macellaio è pieno di carne e ha l'anima di un bambino.
Daniel, questo pomeriggio andrò senz'altro dal macellaio. Non cambia niente, amo te soltanto. Ma il macellaio è un vizioso, non voglio che continui a sognare di me.

...

Se vado dal macellaio, sarà come uccidere noi due, Daniel. Passando sul mio corpo col suo corpaccione, il macellaio assassinerà il tuo corpo sottile e sodo.

Quando il macellaio sarà nel mio corpo Daniel saremo morti la nostra storia sarà morta e farà momenti belli dei miei prossimi dolori il macellaio con la sua lama ben affilata il macellaio con la sua lama squarcerà il mio grembo e noi ce ne andremo dal grembo in cui eravamo non avremo più abbastanza amore nelle mani per toccarci ancora e ci strapperemo a noi stessi e io ti piangerò il macellaio con la sua lama affonderà e affonderà ancora affonderà e affonderà ancora fino a colmarmi del suo latte bianco e io avrò occhi che sanguinano Daniel e il grembo che ride e non ti scriverò oppure sì ancora una volta tu mi hai abbandonata e io ti lascerò perchè il ladro della luna non tornerà mai a cogliere le stelle ci saranno fantasmi stranamente somiglianti a te nel viso scuro verranno nel mio letto e io li cullerò ci daremo tutto nello spazio di una notte Daniel Daniel senti come la mia voce si fa flebile il macellaio m'ha buttata completamente nuda sul bancone e ha alzato la mannaia la mia testa rotolerà sul ceppo sanguinante e non ti vedrò più non ti sentirò più l'altro mi leccherà con la lingua così fresca l'altro mi mangerà come ha promesso e non ci saremo più ne é tu né io io starò bene.

...

Lo feci spogliare nudo, stendere per terra sulla schiena. Con gli elastici dell'estensore gli legai le braccia ai piedi della poltrona, le gambe a quelli del tavolo.
Eravamo entrambi stanchi. Sedetti sulla poltrona, lo guardai un momento, immobile e con gli arti allargati.
Il suo corpo mi piaceva così, pieno di carne aperta e prigioniera, dilaniata nella sua splendida imperfezione. Uomo sradicato, di nuovo inchiodato al suolo, il membro come un perno fragile esiliato dalle tenebre ed esposto alla luce dei miei occhi.

...

Avevo voluto rimettere la gonna bagnata, me n'ero voluta andare a piedi. La pioggia s'era calmata.
Senza volerlo giunsi alla spiaggia. Il mare era agitato, la sabbia bagnata, non c'era nessuno. Scesi fino all'acqua. era scura, e trasportava cumuli di schiuma grigia. Costeggiai l'acqua zigzagando, mentre le onde andavano e venivano, portando milioni di bollicine simili alla schiuma del sapone.
Le dune avevano il colore e le forme della carne.
Infilai due dita nella massa umida e molle. Il mare non smetteva di mormorare, di fregarsi senza posa contro la sabbia, di inseguire il proprio godimento.
Dov'è l'amore se non nel male cocente del desiderio, della gelosia, della separazione?
Ma Daniel si sdraierà contro il mio corpo. Daniel è morto, l'ho sepolto dietro la duna. Il corpo che più non amerò, il corpo che il coltello da macellaio ha tranciato, separato dal mio. Fantasma che continua ad amare lontano da me, fantasma, il mio grembo è spalancato. Mi sono fabbricata il tuo sesso con due dita per fottere la terra, quella troia, che non vuole amarmi, io uomo, io donna, carne e sangue, grembo dilaniato dai parti, carne mortale da abitare.

...

L'alba mi raccattò nel fosso. Ero sporca, piena di terra, assetata, stesa in un buco che d'inverno serviva per lo scolo dell'acqua.
Quando cercai di uscire dal bosco, mi resi conto che non potevo muovermi. Il braccio destro, dalla spalla alla mano, era paralizzato. Al minimo movimento, fitte dolorose mi partivano dalla schiena e dalle gambe.
Mi misi a strisciare sul gomito sinistro senza fermarmi, nonostante il dolore che mi trafiggeva a ogni minimo movimento. Guadagnai terreno a minuscoli passi, passi in miniatura che avrei potuto far entrare nei miei quadri. Risi pensando a Daniel, ai nostri amori buttati via, alla sua lucidità da quattro soldi.
Ridevo senza voce, con fitte nelle costole e nella schiena ad ogni sussulto. Ma ero felice e risi ancora, la faccia contro gli aghi di pino.

Per fortuna non c'era nessuno. Chi mi avesse vista lì avrebbe subito avuto pietà di me, avrebbe sciupato tutta la mia gioia colma di speranza.
Così sono gli altri: non vedono la bellezza della vostra vita, la vostra vita sembra loro orribilmente triste se, per esempio, non siete abbronzati in piena estate. Vogliono che vediate come loro dov'è la vera gioia, e, se avete la debolezza di lasciarli fare, non avrete mai più occasione di dormire soli in un fosso, rotti nel corpo, in una notte nera.